Data: 03/12/2014
Da: XXX@gmail.com

Salve, sono proprietaria di un gatto di quattro anni, molto umanizzato. Riconosco che è sbagliato ma ormai l’ho educato come un figlio di una mamma apprensiva.

Per meglio comprendere la situazione, descrivo la condizione nel quale è cresciuto e vissuto fino a due settimane fa. Una casa di dimensioni notevoli su due piani autonomi. Nel primo piano vive mia mamma con il cane con una enorme terrazza. Al secondo piano vivo io (o meglio vivevo fino a due settimane fa).
Inoltre la casa ha un terzo piano disabitato ed un sotterraneo ed un piccolo giardino.
Inoltre, dal mio terrazzo il gatto può accedere anche al tetto e da li camminare fino alla casa vicina. Porta di casa è sempre aperta così che il gatto può fare e andare come vuole. Ha un rapporto splendido con il cane, praticamente fratello e sorella.

Le sue abitudini fino a due settimane fa: la mattina appena sveglia aprivo la porta di casa e andava a salutare il cane, poi stavano praticamente sempre insieme tutto il giorno fuori al terrazzo , in casa, in giardino. Quando si stufava saliva sopra a casa sua, anche se praticamente stava più tempo sotto al piano di mamma. La sera quando tornavo se non era a casa, lo chiamavo, saliva e dormiva con me. Guai se qualcuno ci veniva a trovare, tranne pochi eletti.

Ora mi sono trasferita in un appartamento piccolo, per le dimensioni a cui era abituato il gatto. Al secondo piano di un piccolo condominio, dove ci sono solo altri due appartamenti, oltre che al piano terra il mio studio, dove lavoro. Inoltre c’è un ampio giardino. Ma la recinzione consentirebbe al gatto facilmente di scappare.

Il trasferimento e la separazione e il cambio delle abitudini sono state più traumatiche del previsto. Così dopo qualche giorno di prova, vedendo la sofferenza del gatto ho deciso di accompagnarlo ogni mattina alla vecchia abitazione, in modo da farlo continuare con le vecchie abitudini. E la sera me lo vado a riprendere e me lo riporto a casa nuova. Ma anche così mi sembra di stressarlo.

Mi sarebbe piaciuto abituarlo, dato che già lo faceva nell’altra abitazione a lasciargli la porta di casa aperta in modo da consentirgli di venire al piano terra nel mio studio, ed abituarlo ad uscire nel giardino. Anche se così il rischio che scappi e possa succedere qualcosa di brutto esiste, dato che non è mai uscito di casa.
Non riesco a capire se per lui è meglio fare così come ho fatto finora, cioè riportarlo a casa vecchia o provare ad educarlo in quest’altra maniera.

Quando l’ho lasciato solo in casa nel nuovo appartamento, l’ho ritrovato nel letto sotto le coperte tremante. Solo quando porto il cane si riprende. Se per lui non costituisse uno stress, lo porterei a casa vecchia ogni mattina …

Vi prego di consigliarmi al più presto.
Grazie

Gentile Sig.ra XXX,
con il trasferimento per il micio si è verificato sia un cambiamento nella composizione del nucleo sociale sia una modificazione dell’ambiente di vita. Entrambi fattori molto importanti per un gatto.
Un’opzione potrebbe essere lasciare il gatto da sua mamma. Per lei sarebbe accettabile andare a trovare il suo gatto, anche spesso, ma non portarlo via con se la sera? Vivere al mattino in una casa e la sera in un’altra potrebbe rappresentare un fattore stressogeno per il gatto non da poco.

Oppure può provare a concedere del tempo al suo micione e dargli modo di prendere confidenza con la nuova abitazione, riorganizzarla a sua misura e riconoscerla come “casa”. Questo ovviamente comporta il non essere più portato nel precedente appartamento per almeno 15 giorni. Se trascorso questo tempo le cose non dovessero migliorare contatti quanto prima un veterinario esperto in comportamento animale che possa valutare di persona la reale situazione e possa fornirle utili consigli per il suo caso specifico.
Cordiali saluti,

Grazie per il consiglio e soprattutto per avermi risposto.
Mi dispiace che mi trovo a XXX altrimenti l’avrei contattata personalmente.
La saluto cordialmente

di Elena Borrione
(08/12/2014)

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Trasloco e gatto