Data: 12/05/2015
Da: XXX@live.it

Gentile dott.ssa Borrione,
mi chiamo XXX. Non voglio disturbarla ma la situazione tra i nostri gatti è diventata insostenibile e mi chiedevo se potesse dedicarmi qualche minuto. Io e il mio compagno abbiamo due gatti.

Il primo è un europeo maschio di 3 anni e 7 chili (grosso e muscoloso, non grasso), trovato nel motore di una FIAT. Molto intelligente e buono, soprattutto con gli altri gatti: ha sempre avuto un ottimo rapporto con i gatti dei miei parenti, cuccioli e non, sempre delicato e giocoso, per cui abbiamo pensato ad ottobre, di prendere una gattina in modo che avesse sempre qualcuno con cui giocare e non fosse mai solo anche quando noi non ci siamo.

Ad ottobre quindi è arrivata una seconda gatta, presa al gattile. Grigia con le zampe bianche. All’epoca aveva 50 giorni. Ora lei ha circa 8 mesi. Tra i due è andato tutto liscio sin dal primo giorno. Lui l’ha accolta con il solito fare curioso, giocoso ma delicato. Lei ha avuto un po’ di paura per un paio di settimane ma poi sono diventati fratello e sorella: dormivano insieme, giocavano tutti i giorni, si pulivano a vicenda, mangiano vicini dal primo giorno. MAI nessun litigio. Unica caratteristica da menzionale, lei di fondo è un po’ fifona. Non ha paura di noi (anzi è molto affettuosa soprattutto con me) ma degli estranei si, anche se con un po’ di abitudine è riuscita anche a stare tranquilla in mezzo alla mia famiglia senza scappare sotto al divano nello studio.

Poi è cambiato tutto all’improvviso. Senza che non si sia determinato nessun cambiamento in famiglia. Una domenica mattina di 20 giorni fa veniamo svegliati alle 7 del mattino (orario in cui loro generalmente giocano) da una violenta zuffa. Ricordo che fino alla sera prima era tutto normale, gioco e coccole. Scioccati, li separiamo (la nostra casa è perfettamente divisibile a metà, balconi compresi), per paura che lei, che è la metà di lui, si facesse male. Ovviamente non abbiamo capito cosa abbia creato la discordia, perché dormivamo. Hanno trascorso diversi giorni in cui si soffiavano e aggredivano anche attraverso il vetro. La veterinaria ha prescritto XXX mattina e sera per entrambi e ha fissato la sterilizzazione di lei di li a poco, perché ha ipotizzato che si trattasse di un fatto ormonale non avendola ancora sterlizzata.

Ma dopo averla sterilizzata 9 giorni fa la situazione non è migliorata. Lei passa dalla totale tranquillità (gioco e coccole) ad aggredirlo a testa bassa e da li devono passare almeno un paio di giorni prima che si tranquillizzino. La reazione di lui invece è scappare, guadagnare una posizione alta dove lei non riesce a salire, e redarguirla con soffi e suoni. Lui però “perdona” in fretta e appena lei ha un atteggiamento più calmo lui subito le manifesta amicizia e fiducia mettendosi a pancia all’aria.

All’inizio ho notato che le prime aggressioni erano immediatamente successive ad un momento di paura (una finestra che sbatte per il vento, un oggetto che cade facendo rumore), tanto che mentre attaccava la piccola si faceva pipì sotto, ma ora lei lo attacca senza un apparente motivo scatenante e non riusciamo a capire cosa abbia provocato in lei questa improvvisa aggressività.

Vorrei conoscere la sua opinione.

Buongiorno,
quanto da lei descritto potrebbe essere un comportamento di aggressività ridiretta.
La piccolina lo usa come scarico di una frustrazione e/o di una paura verso stimoli che non riesce a gestire: si spaventa per un rumore ma non è in grado di rispondere in modo corretto verso quello stimolo. L’aggressione invece è una cosa che può controllare. Il problema è che questo stesso comportamento ridiretto acuisce la frustrazione e lo stress, perchè non è risolutivo (e rovina anche i rapporti con l’altro gatto!)
Nei gatti che vivono in gruppi sociali numerosi si assiste talvolta all’elezione involontaria di un individuo “valvola di sfogo”: quando ci sono problematiche di relazione sociali per non alterare il delicato equilibrio del gruppo si preferisce sacrificarne uno.
Un rapido consiglio, che non può che risultare solo tale e temo anche un po’ superficiale dal momento che non posso esprimere un giudizio diagnostico, è quello di tenere separati i gatti per un po’ di tempo, almeno una settimana, e farli rincontrare inizialmente in contesti protetti (in vostra presenza e in situazioni che portino ad uno stato di attivazione emozionale basso) come ad esempio il momento dei pasti (garantendo la presenza di due ciotole distinte) o il momento delle coccole.

Mi spiace non poterle essere di aiuto più di così.

Cordiali saluti,
di Elena Borrione
(12/05/2015)

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La Dottoressa risponde, quasi sempre prontamente, a tutte le richieste, nel limite della correttezza professionale. Spesso non è possibile fornire via mail una soluzione pronta all'uso, ma ricevere uno spunto di riflessione è, in ogni caso, prezioso. Si ricorda di non chiedere né prescrizioni mediche né terapie farmacologiche via email

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Problemi di convivenza scritto da Elena Borrione media voto 3/5 - 6 voti utenti
Problemi di convivenza
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